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  • Librería: Libreria Trippini Sergio (Italia)
  • ILAB-LILA Member
  • Año de publicación: 1893
  • Sugetos: Pompei
  • Dimensiones: mm 810x1010 cd
  • Peso del envío: 500 g

Notas Bibliográficas

“Pompei di diciotto secoli fa Pompei attuale” è il titolo di una mostra di venticinque gouaches di notevoli dimensioni, 800x1000 mm l’una, di cui oggi si è riusciti a preservarne diciannove (più due manifesti che la pubblicizzavano). Esse furono presentate all’Esposizione Nazionale del 1893 sul tema del raffronto fra “com’era e com’è”. (*)Nelle vedute di Antonio Coppola sono raffigurati scorci della città di Pompei così come si presentava ai suoi occhi, e gli stessi luoghi come li immaginava, secondo un’attenta e studiata ricostruzione, prima della devastante eruzione del Vesuvio nel 79 dc.Dopo l’eruzione Pompei divenne un luogo senza tempo. Ne “Il Mattino” (30 Aprile 1 maggio 1893) si legge “E’ strano questo sentimento di infinito diletto che la città sepolta e la sciagura sua, sempre presente, produce in noi. Ed è strano come la fantasia competi facilmente, in Pompei, quel che vede, come supplisca quel che le fa difetto, come ricostruisca, anche da pochi ruderi… La vita di quel piccolo centro vi viene tutta innanzi… Perisca chi non sa amare e due volte perisca chi vieta di amare. E’ questa la nota costante di Pompei, che pare gridata da tutta quell’arte e che fa interamente dimenticare la sciagura che l’incolse, non appena un raggio di sole, illumina le sue rovine”. Scoperto a partire dal 1738, il diciottesimo sarà il secolo d’oro dedicato agli scavi, alle scoperte archeologiche e di conseguenza alle importanti pubblicazioni, si veda ad esempio il ruolo svolto dai volumi dell’Accademia Ercolanese straordinariamente efficace nel diffondere la conoscenza delle scoperte vesuviane, dalle quali derivò il gusto, prima, e la cultura, poi, del neoclassico.Luogo quasi dimenticato per diverso tempo… diventerà di prorompente attualità proprio negli ultimi anni del XIX secolo, quando gli scavi della Va Regione, all’inizio del 1892, incominciarono a portare alla luce una grandiosa casa, che l’anno successivo, in occasione dell’anniversario delle nozze d’argento di Umberto I e Margherita di Savoia, prenderà il nome di “Casa delle nozze d’argento”. L’anniversario dei reali fu un’occasione importante per la città di Napoli, che vide il loro arrivo il giorno 27 aprile 1893 per un soggiorno di tre giorni; il 29 fu dedicato al sito di Pompei, dove in onore di Umberto e Margherita, erano stati organizzati degli scavi presso la “Casa delle Nozze d’argento”. Il quotidiano dell’epoca, ”Il Mattino”, nel numero del 27-28 aprile 1893, così riporta “Oggi, il gran giorno. Questa grande festa alla quale la popolazione prende si gran parte, ha sollevato gli animi, ha sparso una grande attività febbrile nella città tutta quanta… Fino a tarda ora, iersera, i treni delle provincie riversarono nella nostra città una fiumana di gente d’ogni ceto, d’ogni colore: quasi dodicimila persone, che appena fuori dal recinto della stazione prendevano d’assalto vetture, alberghi, trattorie, già rigurgitanti di altri passeggieri giunti precedentemente. Lungo le strade che il corteo reale ed imperiale percorrerà, ferveva il lavoro per l’addobbo definitivo de’ balconi, de’ palchi, e per l’ornamentazione delle strade. Toledo brulicava di una folla ansiosa e variopinta…Nella Galleria Umberto I, poi, non si poteva addirittura muovere un passo. Nel Caffè Starace era un pigiarsi straordinario, un chiamarsi a vicenda, in tutti i dialetti del Mezzogiorno. Un pandemonio. In piazza Municipio non si poteva circolare, Piazza Plebiscito sembrava un mare in burrasca. Dovunque, dovunque un’animazione eccezionale, una festa delle più gaie e delle più caratteristiche.”. La febbrile attività vissuta dalla città di Napoli contagiò tutti i campi, anche quello artistico-culturale in cui va inserita la magnifica mostra di gouaches realizzata appositamente da Antonio Coppola, pubblicizzata dai manifesti stampati in litografia dallo Stabilimento Italo Germanico Fratelli Starace di Napoli. In queste opere, di imponenti dimensioni, emerge con delicata forza tutta l’abilità del Coppola nella padronanza del disegno, nella resa dei colori e delle atmosfere dei luoghi. Importante sottolineare la cura posta nell’immaginaria ricostruzione degli ambienti, sempre attenta, meticolosa, studiata e mai improvvisata. Incredibile come dopo più di un secolo il corpus centrale di una mostra sia ancora preservato nella sua interezza, o, comunque, in una totalità capace di trasmettere il motivo di esistere di un’opera di questa levatura.Elenco delle vedute, (i titoli, scritti a matita, sono riportati al retro dell’opera):1. Tempio di Venere ultimo giorno la scarica di pepite di zolfo; 2. Pompei quale era; 3. Pompei attuale; 4. Via delle Rampe – Baccanale; 5. Via delle Rampe attuale; 6. La Suburra qual’era; 7. Interno della Suburra com’è; 8. La Casa del Fauno qual’era. 9. Interno della Casa del Fauno; 10. Le terme qual’erano; 11. Le terme attuali – interno; 12 Interno del Foro; 13. Interno Panteon; 14. Esterno del Panteon; 15. Tempio di Giove – Arco di Caligola; 16. Corsa delle bighe al Teatro Tragico. 17. Anfiteatro stato attuale; 18. Interno Anfiteatro – Teatro tragico attuale; 19. Arco di Caligola. Alcune di queste opere, negli scorsi anni, sono state esposte in importanti musei tra i quali il MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), si veda il volume “Ercolano e Pompei visioni di una scoperta” edito da Skira nel febbraio del 2018. ANTONIO COPPOLA - Nato a Napoli il 14 febbraio 1850, o secondo il Servolini, il 21 gennaio 1839 da una nobile famiglia napoletana, Antonio Coppola si dedicò fin da giovane alla pittura compiendo i suoi studi all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Autore di molte litografie ma, soprattutto, abile paesaggista, utilizzò prevalentemente la tecnica a tempera che seppe padroneggiare con grande maestria e raffinatezza. Rientrato nella sua città natale dopo un lungo soggiorno in Grecia durato quasi due anni, si dedicò inizialmente a scene di genere di soggetto greco che, tuttavia, abbandonò presto preferendo dedicarsi completamente a marine e vedute di Napoli e dei suoi dintorni che ottennero un immediato successo soprattutto tra i forestieri e viaggiatori desiderosi di portare con sé un “ricordo” dei loro viaggi. Molte delle sue opere sono state riprodotte in numerose cartoline dedicate a Pompei com’era e com’è oggi. Di indole schiva, partecipò a pochissime esposizioni: figurò nel 1883 all’ Esposizione di Roma con Al beveraggio, Magra colazione e Un sorcio nel vaso e, nello stesso anno, fu presente anche all’Esposizione della Promotrice “Salvator Rosa” di Napoli con Il pasto dei conigli e Stanchezza. Nel 1890 espose nuovamente nella sua città natale, alla Promotrice, con Paesaggio presso Solofra. Diffuse in tutto il mondo e molto ricercate da collezionisti e amanti del genere, le sue tempere di piccole dimensioni si accompagnano a più ampie, e più rare, vedute di grandezza maggiore nelle quali la padronanza tecnica e la cura dei dettagli evidenziano come la produzione pittorica del Coppola sia tecnicamente superiore e non assimilabile in alcun modo alla sterminata produzione di anonime gouaches napoletane dell’epoca. Riferimenti: (*) “Ercolano e Pompei visioni di una scoperta” edito da Skira; De Gubernatis, Dizionario degli artisti italiani viventi, Roma 1889; Thieme-Becker, Künsterlex, VII, 1912; E. Giannelli, Artisti napoletani viventi. Pittori, scultori ed architetti, Napoli 1916; G. Ceci, Bibliografia per una storia delle arti figurative, Napoli 1937; L. Servolini, Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano 1955; A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei Pittori, Disegnatori e Incisori italiani moderni e contemporanei, I,II,III, IV ed., Milano 1970; E. Benezit, Dictionnaire des Peintres, Sculpteurs, Dessinateurs et Graveurs, III, ed., Parigi 1976 ; G.L. Marini, Il valore dei dipinti dell’Ottocento e del primo novecento, XIX ed., Torino 2001

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