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Notas Bibliográficas

La Domenica del Corriere
Rivista originale del 12 Novembre 1968
Anno 70 - N. 46
Rarità per appassionati e collezionisti
Seguono solo alcuni dei fatti descritti, illustrati e fotografati all'interno
Illustrato in copertina (segue foto):
Umberto: dramma per la successione, invece del figlio Vittorio designerebbe Amedeo di Aosta. Maria José tenuta all'oscuro della malattia fino all'ultimo , si oppone.
Illustrato nelle ultime pagine (segue foto):
Jacovitti: Popjac - Giuseppe.
Nelle pagine interne:
La Bonnie di Reggio Calabria: Maria Pia Curcio.
Il Vietnam finalmente verso la pace.
Montanelli: Jacquelin - un errore di gioventù.
La storia di una pace (1^ puntata): 4 novembre 1918. Facciamo ora il punto sulla complicata vicenda dell'armistizio di Versailles.
 Fermata da una pallottola di un mitra dei carabinieri la fuga di Claudio Orlandi poichè guidava senza patente si lancia in una pazza corsa conclusasi con la sua morte. Lascia un bimbo di pochi mesi e la moglie di 19 anni in attesa del secondo.
L'Italia che bussa alla porta: 23 - Puglia. La regione sprint.
Continua l'esilio volontario dell'attrice greca Irene Papas.
Tragica fine di Ramon Novarro, ex idolo di Hollywood.
...e tanto altro ancora!
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delle  Domeniche del Corriere, ne inseriamo diverse giornalmente e a breve
saranno presenti tutte le riviste dei 90 anni in cui sono avvenute le pubblicazioni
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La Domenica del Corriere è stato un popolare settimanale italiano fondato a Milano nel 1899 e chiuso nel 1989.
Fortemente voluto da Luigi Albertini, allora direttore amministrativo del Corriere della Sera, apparve per la prima volta nelle edicole l'8 gennaio 1899 come supplemento illustrato del Corriere della Sera. Stampata in grande formato (sul modello del domenicale La Tribuna illustrata), aveva 12 pagine e veniva distribuita gratis agli abbonati del Corriere, oppure si poteva acquistare in edicola per 10 centesimi.
Non fu concepito come periodico di informazione, per non risultare un doppione del quotidiano. Venne pensato come «settimanale degli italiani».
Doveva scandire, come un calendario, le loro giornate liete, le loro tragedie, i loro fatti piccoli e grandi.
La prima e ultima di copertina erano sempre disegnate.
Il Corriere si avvaleva di un giovane disegnatore, Achille Beltrame, allora sconosciuto, a cui veniva affidato in ogni numero il compito di
rendere con la sua tavola il fatto più interessante della settimana.
La prima delle tavole a colori con cui Beltrame raccontò ogni settimana, per oltre quarant'anni, le vicende del suo tempo, si riferiva ad una tempesta di neve nel Montenegro (1899). Il Montenegro era salito da poco agli onori della cronaca poiché Vittorio Emanuele di Savoia l'erede al trono d'Italia, si era appena sposato con Elena di Montenegro.
Le tavole a colori di Beltrame divennero il marchio distintivo della rivista.
Nelle sue copertine è riassunta in pratica tutta la storia del costume e della società italiana della prima metà del XX secolo. Fatti di cronaca, sportivi, di costume venivano riassunti con maestria dall'illustratore arzignanese, che riusciva a renderli vivi e attuali agli occhi di una popolazione non ancora del tutto uscita dall'analfabetismo. Non si mosse mai da Milano dove disegnò tutte le sue tavole.
Ciò nonostante riuscì a rappresentare luoghi, fatti, persone e cose che non aveva mai visto di persona, grazie alla sua innata immaginazione e curiosità unite ad un rigoroso senso di realismo. Celebri, in particolare, furono le sue illustrazioni degli avvenimenti bellici della Grande guerra e delle vicende degli Alpini.
Dopo la sua morte nel 1945, fu sostituito da Walter Molino che, come il suo predecessore, firmò memorabili copertine andando avanti per trent'anni. Fra le più celebri, quella sulla nascita della televisione (1954), del campione ciclista Fausto Coppi (1960), i russi nello spazio (1965).
A differenza dei settimanali dell'epoca, la Domenica del Corriere diede ampio spazio alle fotografie e ai disegni, e questo fu uno dei motivi del suo successo.
Nel corso degli anni venti e trenta, il periodico divenne uno dei principali strumenti di informazione non solo della borghesia colta ma di buona parte della popolazione italiana alfabetizzata.
In questo periodo divenne il settimanale più venduto in Italia: le vendite raggiunsero le 600.000 copie.
Sulle pagine della Domenica del Corriere trovarono una vetrina popolare anche le grandi firme del Corriere, da Luigi Barzini a Indro Montanelli. Montanelli fu il primo direttore dopo la fine della guerra e lasciò la direzione alla fine del 1946 per tornare al Corriere della Sera.
Dopo Montanelli cominciò la lunghissima direzione di Eligio Possenti, critico teatrale, che guidò la Domenica fino al 1964, coadiuvato dal direttore "ombra", lo scrittore Dino Buzzati.
Per tutti gli anni cinquanta La Domenica fu in testa alle vendite dei settimanali con 950.000 copie (con un picco di 1.300.000 nel 1952-53), seguita da Oggi con 650.000.
Dopo un periodo di appannamento agli inizi degli anni sessanta, dovuto al diffondersi della televisione in Italia, il settimanale fu rilanciato e nel 1966 tornò ad essere il più venduto in Italia, sfondando più volte il milione di copie.
A partire dagli anni settanta, la concorrenza dei settimanali d'informazione - come L'Europeo, Panorama e L'Espresso - portò a una graduale ma inarrestabile crisi di copie. A nulla servì cambiare la prima pagina (Guglielmo Zucconi direttore), rinunciando per sempre alle copertine disegnate, per adottare la fotografia, come gli altri settimanali popolari.
Dopo vari tentativi di rilancio tra anni settanta e ottanta, uno dei quali affidato alla direzione di Maurizio Costanzo, La Domenica del Corriere nel 1989 chiuse definitivamente i battenti per decisione dell'editore RCS MediaGroup, per trasformarsi in un nuovo settimanale di cronaca nera e rosa chiamato Visto, che poco o nulla aveva a che fare con la storia e la tradizione della Domenica del Corriere.
Gli ultimi cinque direttori della Domenica del Corriere furono Maurizio Costanzo, Paolo Mosca, Antonio Terzi, Pierluigi Magnaschi e infine Marcello Minerbi, che fu poi il primo direttore di Visto.
Le vecchie copie del settimanale, con le copertine di Achille Beltrame prima e di Walter Molino poi, sono molto ricercate nei mercatini dell'antiquariato e in Internet, rappresentando un vero must per i collezionisti più raffinati.

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